In tanti hanno affollato la basilica cattedrale di Urbino per partecipare alle esequie di monsignor Marsilio Galli deceduto nella sua abitazione all’età di 90 anni. C’erano fedeli di Schieti, la prima delle comunità a lui affidate dove è rimasto per 19 anni, ricordandoli sempre come i più belli della sua esperienza parrocchiale: “Ringrazio dal più profondo del cuore” scriveva il 1 ottobre 1963 Don Marsilio agli schietini nella lettera di congedo. L’arcivescovo Marinelli ha poi ricordato l’attivismo di don Marsilio, sempre attento ai bisogni della gente, che anche nel letto di dolore portava avanti i suoi progetti.
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LETTERA DI CONGEDO DI DON MARSILIO GALLI DALLA PARROCCHIA DI SCHIETI
Fratelli e figli carissirni, pochi giorni or sono è stato fissato - per la seconda domenica del corrente mese - il mio trasferimento da Schieti alle parrocchie di S. Spirito e S. Sergio in Urbino.
Si è così realizzata una vecchia intenzione di S. E. Mons. Arcivescovo, ostacolata, finora, dalle difficili condizioni economiche della nostra parrocchia in seguito alle varie opere che esigenze di giustizia (case coloniche) e di apostolato (chiesa e Casa del S. Cuore) resero necessarie.
Trovandomi ora nella impossibilità di incontrarmi, ancora una volta, cuore a cuore, con ognuno di voi, prima della dolorosa separazione, affido alla carta l'espressione dei miei sentimenti.
Se ripensate al tempo della mia permanenza in mezzo a voi (19 anni), al lavori portati avanti con tanta passione, alle speranze che arridevano dopo tanti anni di sofferta attesa, alla responsabilità del nuovo posto che mi è stato affidato, non vi sarà difficile capire quanto mi sia costato obbedire ai miei Superiori, pur sapendo che per mezzo loro si realizza la Volontà di Dio -. unico vero bene alla quale sarebbe follia anteporre la nostra.
Ringrazio, dal più profondo del cuore, tutti coloro che, in un modo o nell’atro, hanno collaborato con me nel comune apostolato; tutti coloro che non si sono scandalizzati dei miei difetti, perché hanno proferito guardare in me il ministro di Dio; e grazie anche a tutti quelli che mi hanno confortato nelle mie pene, aiutato nelle difficoltà, ripreso negli sbagli.
Se le opere sono la prova dell’amore, ognuno di voi può comprendere quanto Io abbia amato l'ovile e il piccolo gregge che mi fu affidato all'alba del mio sacerdozio.
Sono arrivato povero e povero riparto perchè tutto quello che la Divina Provvidenza ha fatto passare per le mie mani, tutto è stato impiegato a beneficio comune.
Difficoltà dei tempi o dell'ambiente, difetti di metodo e di temperamento, possono avervi procurato, a volte, qualche dispiacere, ma la coscienza mi assicura che in fondo ai miei pensieri non c'era che un desiderio: quello di vedervi camminare speditamente nelle vie del Signore.
Se poi, per le mie numerose deficienze, avessi mancato verso qualcuno, vi domando sinceramente perdono, assicurandovi che da parte mia non nutro per alcuno il più piccolo risentimento.
A Gesù, sopratutto, al quale nulla sfugge e che trova infedeltà perfino negli angoli, chiedo umilmente perdono con le parole stesse dell’Offertorio “per gli innumerevoli peccati, offese e negligenze» che hanno accompagnato, purtroppo, la mia non breve esperienza pastorale.
Di tutto quello che vi ho insegnato, in pubblico e in privato, non ho nulla da ritrattare perché non è stato un insegnamento mio, ma dottrina stessa di Cristo e della sua Chiesa, alla quale è grazia inestimabile restare fedeli.
Soddisfazioni non mi sono mancate, specialmente nelle assemblee liturgiche e nelle varie attività della Casa del S. Cuore.
Motivo di sofferenza per me acutissime furono la profanazione dello feste, la lontananza dai Sacramenti e la bestemmia, sempre combattuta e purtroppo, ancora così radicata.
lo confido che col nuovo parroco tutti abbiano a ritrovare quella fede viva ed operante che faccia di Schieti una delle parrocchie più fiorenti di vita cristiana.
Carissimi il mio non è un addio, ma un arrivederci; parto portandovi tutti nel mio cuore; se dal nuovo posto di lavoro potrò ancora giovare a qualcuno sarà per me motivo di gioia; e se i vostri occhi non dovessero più incontrarsi su questa terra, fiduciosi nella misericordia divina, speriamo di rivederci nell'eternità.
Maria SS, nostra amabilissima Madre, i nostri celesti Protettori S. Giovanni Battista e S. Francesco di Paola possano ottenere a me, con la desiderata misericordia sul passato, i necessari aiuti per l'avvenire, al nuovo parroco e a voi tutti le più copiose celesti benedizioni.
Don Marsilio
Schieti, 1 ottobre 1963.
Lettera rintracciata da Raniero Bartolucci
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UN SALUTO
di Sergio Mancini!
Caro Don Marsilio,
quanto tempo è passato da quando ci siamo visti l’ultima volta: forse 20 anni!
Corre il tempo, il nostro tempo mondano: ora sei nel tempo infinito, m’ha scritto Massimiliano, che ti conosceva appena. E’ troppo giovane, lui.
Ho scritto a Massimiliano e gli ho fatto sapere quanto bene hai dato agli schietini.
Appena arrivato da Gadana hai subito pensato ai bambini creando l’asilo, poi l’oratorio del Sacro Cuore,hai fatto arrivare le suore, mitiche figure mai viste prima d’allora.
Il tuo incessante camminare pei sentieri, anche di notte, per andare a sostenere il dolore di un anziano, la bicicletta a portata di mano per ogni evenienza a fin di bene.
Eri un prete di frontiera.
Hai usato le campane per ogni avvenimento e come ammonimento: nascita, matrimoni, morti li hai comunicati a tutti.
I contadini alzavano la testa dalla terra e guardavano su, verso il campanile, ad intuire che cosa fosse avvenuto.
Sono andato via da Schieti a 15 anni, ci siamo frequentati poco tempo.
Ero un tuo chierichetto e quando celebravi la Via Crucis, di primo mattino, portavo la croce.
Sapevi dire parole consolatorie come pochi.
Grazie Don Marsilio, a nome mio e di quanti ti hanno conosciuto, ma oserei dire di tutti gli schietini vecchi e giovani.
Salutami tutti
Sergio