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Schieti e Don Italo

Ricordo di Massimiliano Sirotti

 

Don Italo è nato a Schieti il 4 marzo 1925 ed è morto al Policlinico Gemelli di Roma il 7 gennaio 1993.

Il padre era minatore e la madre contadina. Anche dopo essere diventato sacerdote, docente universitario e filosofo di fama, rivendicava questa umile origine: “debbo a questi due onesti e umili genitori la scelta di campo, quella del sangue plebeo e contadino, il campo della gente che lavora, crea e così muove la storia”. Il legame tra Don Italo e Schieti è sempre stato molto forte. Visitava spesso il suo paese soprattutto nel periodo natalizio, le sue omelie durante la Santa Messa di mezzanotte erano diventate un appuntamento a cui non si poteva mancare. Un segnale importante di questo indissolubile legame tra Schieti ed il suo più illustre compaesano è stata l’istituzione del Centro Socio culturale “Don Italo Mancini”, realizzato nei locali della Parrocchia San Giovanni Battista. I locali del Centro furono inaugurati il 12 aprile 1997 e fu costituito e fondato ufficialmente il 22 luglio dello stesso anno da Caldari Don Pietro, Rossi Gianluca, Bartolucci Raniero, Sirotti Bruno, Sirotti Massimiliano, Edera Cristina, Silvestri Emanuele, Iacomucci Cristian, Rossi Veronica, Ceccaroli Guendalina, Federici Emanuele, Annibali Giorgia e Edera . Nel corso degli anni il Centro ha organizzato importanti iniziative nel nome di Don Italo, nel 2000 ci fu la visita del Magnifico Rettore Carlo Bo, che insieme a Don Italo aveva progettato e fondato a cavallo deglianni ’70 e ’80 l’Istituto Superiore di Scienze Religiose presso l’Università degli Studi di Urbino. Durante gli anni 2002 e 2003 sono state organizzate insieme al Comitato promotore, coordinato da Ferriero Corbucci, le celebrazioni in occasione del decennale della morte del filosofo. Nel gennaio del 2003 fu scoperta e inaugurata la lapide presso la casa natale di Don Italo, con la relazione conclusiva del prof. Piergiorgio Grassi, direttore dell’Istituto superiore di Scienze Religiose. A fine luglio dello stesso anno in occasione delle celebrazioni fu invitato a Schieti il filosofo e attuale Sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, che ricordò il rapporto che aveva con Mancini, il legame che aveva con le sue origini, definendolo “fratello maggiore, maestro vero!” Nel settembre dello stesso anno fu inaugurato il monumento dedicato a Don Italo Mancini, realizzato dallo scultore Antonio Fontanoni, grazie al contributo della Provincia di Pesaro e Urbino. Nell’occasione fu presentato e distribuito il libro testamento di Italo Mancini “Le tre follie” finanziato e ristampato dalla Presidenza del Consiglio della Regione Marche. La relazione ufficiale dell’inaugurazione fu affidata al fratello Sergio Mancini. Successivamente il Centro ha cominciato a lavorare insieme al Comitato promotore per le celebrazioni del decennale, alla stesura di un libro che raccoglie inediti di Italo Mancini, gli atti delle celebrazioni del decennale, la storia di Schieti e una parte curata da Ferriero Corbucci. I libro che sarà intitolato “Gente di Schieti” sarà dato a breve alle stampe, con la speranza che in occasione della sua presentazione partecipi il filosofo Massimo Cacciari. Nel corso degli anni il Centro con le sue iniziative è diventato un punto di riferimento non solo per la frazione ma per tutto il territorio, che tutt’ora hanno un notevole richiamo di pubblico come il Palio dei Trampoli giunto quest’anno alla 12° edizione. Si evince che il rapporto tra Schieti e Don Italo sia indissolubile, un legame con quelle radici che per Don Italo erano strettamente connesse alla sua esistenza. Questo mi ha fatto capire tante cose, soprattutto quanto sia importante l’amore che ognuno di noi deve avere e per le proprie origini, per la propria terra. Don Italo diceva: “ Schieti galleggiava sulla civiltà del lavoro; solo l’onore del lavoro era nostro. Nessuno dimentichi, il sudore, i fronti di lotta della nostra gente. E chi come me come tutti noi ha vissuto questo calvario della povera gente, non potrà dimenticarsi fosse nel posto più alto del mondo di questa origine della civiltà operaia e contadina ”. In occasione di uno dei tanti incontri organizzati dal Centro, con la presenza dei proff. Piergiorgio Grassi, Gastone Mosci e Piergiorgio Pretelli nel giorno in cui si ricordava la scomparsa di Don Italo ebbi a dire alla fine del mio intervento: “…Schieti è un piccolo paese ma con una grande anima”, l’anima che ognuno di noi deve cercare dentro se, l’anima che ci riporta alle nostre radici, la stessa anima che aveva il nostro caro Don Italo. Don Italo ha dato tanto a Schieti e Urbino, un filosofo riconosciuto e apprezzato a livello internazionale, nel nostro paese grazie al Centro a lui intitolato il suo pensiero verrà portato avanti per tanti anni ancora. Se potessi parlargli gli direi che anche io mi sento fiero di essere schietino, e credo che quest’ anima ‘vera’ e ‘grande’, a cui facevo riferimento ci debba spingere a guardare con fiducia al futuro del nostro paese.